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Introduzione

Chiunque di noi è ormai abbastanza avvezzo ad usare programmi tipo Word o similare per scrivere lettere, relazioni, articoli, tesi, etc.  ma si è sempre abbastanza incerti su che aspetto vogliamo dare al nostro elaborato partendo dal semplice testo.

La prima domanda che ci si pone è cos’è un font? E subito in cascata : Come si usano i font? Come si possono creare progetti tipografici di qualità, usando nel modo migliore i caratteri?

Questo articolo non ha la pretesa di rispondere ad ogni domanda sui caratteri, font, ma desidera semplicemente essere un approfondimento utile per coloro che desiderano saperne di più.

Prima di capire come usare i font,  è bene conoscere per bene che cos’è un font. E qual è la differenza con un carattere tipografico, un glifo, eccetera. Perché sì, carattere tipografico e font non vogliono dire esattamente la stessa cosa.

I caratteri sono, nella grafica, nella tipografia e nell’editoria, come i mattoni nell’architettura, gli atomi nella fisica o i numeri nella matematica. Sono, insomma, la base della materia grafica.

Un insieme di caratteri disegnati in modo coerente e secondo gli stessi principi formali, forma un carattere tipografico, il cui file viene chiamato font.

Ho cercato di chiarire questi nell’infografica che segue:

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Ma chiariamo meglio questi aspetti.

Caratteri, caratteri tipografici e glifi

Il carattere è una lettera, un segno di interpunzione o un simbolo. Quindi, ad esempio, la lettera “A” è un carattere. Questo carattere a sua volta può essere composto da diversi glifi, come A, a, a o a, che saranno quindi glifi dello stesso carattere e dello stesso carattere tipografico.

L’insieme di tutti i caratteri e glifi dell’alfabeto latino progettati secondo la stessa coerenza visiva e di significato, prende il nome, nuovamente, di carattere tipografico.

Se vogliamo l’inglese è più chiaro della nostra lingua: il carattere (inteso come lettera) è character, glifo è glyph e l’insieme coerente di tutto questo, il carattere tipografico, è typeface.

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Il font, invece, è il file

Font è un’altra cosa: font è il mezzo che permette di applicare un carattere.

Ovvero: mentre Arial è un carattere (typeface), il file Arial_semibold.otf è un font (meglio: uno dei font che compongono la famiglia dei font Arial).

Per spiegarlo si può fare il paragone con la musica: se un typeface (carattere) è una canzone, il font è il file .mp3 che ci permette di ascoltarla. È sbagliato quindi dire “Senti che ritornello questo mp3!”, mentre è assai più corretto dire “Senti che ritornello questa canzone!”.

Utilizzare quindi spesso la parola “font” al posto di carattere, è un errore figlio dell’era digitale: confondere il software (mezzo) con il suo scopo (fine). Un po’ come dire “ma questo è un Photoshop” guardando un fotomontaggio.

Perché si dice “font”?

Molti pensano che font sia un termine di origine inglese ma, in realtà la sua origine è francese. È infatti la trasposizione inglese del termine “fonte”, del francese medievale.

Questa parola, che si pronunciava proprio “font” (in francese la e finale viene troncata e non pronunciata) originariamente significava “fuso”. La radice latina della parola è la stessa del verbo  italiano”fondere”.

La macchina per la stampa a caratteri mobili inventata da Gutenberg nel 1455.

Il riferimento è proprio alla macchina a caratteri mobili di Gutenberg che ricavava i caratteri, appunto, dalla fusione del metallo.

La parola font venne quindi importata in Inghilterra dove si diffuse in tutti i paesi anglofoni e da lì a tutto il mondo nel corso dell’ultimo secolo.

Quali sono le varianti di font e le tipologie di caratteri tipografici?

Vediamo quali sono i termini che vanno ad identificare da un lato i vari file che compongono una famiglia di font e, dall’altro, le tipologie di caratteri tipografici principali

Le varianti di un font (pesi, corsivi, ecc)

Come detto, un font è un file e ad ogni file corrisponde un carattere tipografico in cui sono inseriti tutti i glifi che sono stati progettati in modo che funzioni insieme, come un corpo unico.

Generalmente, i file dei font sono raggruppati in delle famiglie di font, dove ci sono delle varianti del carattere tipografico originario.

Le varianti principali sono queste:

Le versioni “normali”, generalmente chiamate Roman o Regular.
Tutte le varianti di peso (cioè lo spessore del carattere) che possono andare da quelle più sottili (Light, Thin, Extra-Light, ecc) a quelle più spesse (Bold, Black, Extra-Bold, Ultra, ecc).
Il corsivo, o italic, che è proprio un font diverso, progettato con scelte ottiche ed estetiche diverse (non è semplicemente un font Regular inclinato). Anche i font corsivi hanno le loro varianti di peso (Bold Italic, Light Italic, ecc).
L’obliquo, o oblique, è invece la variante inclinata, senza alcuna modifica estetica e funzionale, del font normale.
Le versioni compresse (Condensed) e allargate (Extended). Anche qui, non si tratta di un semplice font normale “stretchato” ma proprio di un diverso font, progettato perché sia più largo o più stretto.
Il Carattere nella versione “Roman” o “Regular”.
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Il Carattere nella versione “Italic” o “Corsivo”.
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Il Carattere nella versione “Compressed” o “Expanded”.
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La differenza “visiva” fra caratteri Roman, Oblique e Italic.
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Le tipologie di caratteri tipografici

I caratteri tipografici non sono tutti uguali, anzi. Si può proprio affermare che ognuno ha un suo “carattere”.

Nelle scuole o università di grafica molto spesso viene detto che i tipi di carattere si dividono in due categorie, i serif e i sans serif due termini francesi che significano “con grazie” e “senza grazie”. In realtà ce ne sono parecchie altre di tipologie, anche all’interno di queste due macro-categorie.

La differenza sostanziale tra queste due categorie di font è l’utilizzo o meno delle “grazie”, ovvero quei piccoli prolungamenti alle estremità delle aste, che derivano dalla scrittura calligrafica manuale.

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